Un viaggio dal forte significato simbolico, in un continente attraversato da violenze e conflitti, in un contesto internazionale di tensione altissima e dove la paura del terrorismo impera. Dopo il Kenya, il viaggio che lo porterà anche in Uganda e nella Repubblica Centrafricana scossa da anni da una guerra civile che ha anche aspetti di guerra religiosa, tra cristiani e musulmani. Non è un caso che proprio a Bangui il papa aprirà la prima porta santa del Giubileo della Misericordia, in anticipo sull’apertura ufficiale l’8 dicembre.
Papa arriva a Nairobi: accolto da canti di festa

Massima sicurezza. Francesco è partito alle 7.45 da Fiumicino, dove l’attenzione per la sicurezza era altissima. Ad effettuare i controlli polizia, carabinieri e militari della guardia di finanza che, per la gestione del traffico automobilistico diretto ai terminal, si sono avvalsi anche del supporto della polizia locale. Controlli e verifiche accurate hanno riguardato anche giornalisti, fotografi e troupe televisive accreditate per seguire le fasi della partenza di papa Francesco. A supporto degli uomini delle forze dell’ordine, anche unità cinofile che prima dell’arrivo del pontefice hanno controllato tutta l’area dell’imbarco.

In Africa 28 mila agenti e caschi blu. Nonostante l’allerta per la sicurezza, niente auto blindate e niente giubbotti antiproiettile per Papa Francesco: il Pontefice non vuole rinunciare al contatto con il popolo, con i più bisognosi. Il Papa girerà in papamobile scoperta, ma la macchina organizzativa per la sicurezza nei tre Paesi può contare su 25.000 agenti di polizia, la maggior parte di loro appartenenti a unità paramilitari, e 3.000 caschi blu. A Nairobi il governo ha dispiegato 10 mila poliziotti supportati da altri 10 mila volontari del Servizio nazionale della Gioventù. Saranno inoltre chiuse al traffico le vie principali della città. Anche l’Uganda ha reso noto che la sicurezza del Pontefice sarà garantita dalla presenza di circa 10 mila agenti. Ma a preoccupare di più, è la tappa nella Repubblica Centrafricana. Una tappa questa, fortemente voluta da Papa Francesco che ha respinto ogni avvertimento di possibili attentati. Qui la sua sicurezza è nelle mani di 3 mila caschi blu, circa un migliaio di soldati provenienti da diversi contingenti internazionali e 500 poliziotti locali.

I precedenti. Il Papa tornerà dal Centrafrica lunedì 30 novembre. Quello in Africa è il suo undicesimo viaggio internazionale. È la prima volta in vita sua che papa Bergoglio visita l’Africa. Ma non è certo la prima volta che un pontefice va in Africa, a partire dal viaggio di Paolo VI in Uganda nel 1969. Giovanni Paolo II ha visitato 42 paesi africani.

Il Papa, ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, vuole “portare un messaggio di pace e riconciliazione” a un continente da molte violenze. E come scrive oggi sull’Osservatore romano John Njue, cardinale arcivescovo di Nairobi, “milioni di keniani vivono ancora in povertà. Le famiglie si spezzano sotto la forte pressione del materialismo e del crollo dei valori africani. Le politiche divisive, la corruzione e le differenze di etnia vissute in maniera negativa continuano a erodere la nostra società. La chiesa è stata ed è in prima linea nell’indicare queste sfide e sollecitare attivamente il governo a risolverle”. E Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, racconta: “Ci si aspetta molto da questo uomo, vicario di cristo, che viene per farsi testimone dell’aspirazione di un intero popolo al bene legittimo della pace e del benessere. Ci si aspetta molto dal viaggio di questo pellegrino della non-violenza, che viene a dirci che non siamo condannati alla violenza. Una grande speranza sta nascendo tra la gente. Ci si aspetta molto da questo viaggio”.

E in Uganda, Paese dove l’omosessualità è ancora illegale, gli attivisti gay hanno chiesto un’udienza privata a Papa Francesco: a riferirlo è Frank Mugisha, leader della ong Sexual minorities Uganda (Smug), spiegando di aver scritto “una lettera al Vaticano”. “Non siamo sulla lista per questo stiamo cercando di avere un incontro con lui”, ha detto Mugisha che è cattolico, aggiungendo di non di aver ricevuto per il momento una risposta.

FONTE: REPUBBLICA.IT

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