Papa Francesco, il 4 gennaio si è recato a sorpresa in pellegrinaggio privato presso il Santuario di Greccio, a Rieti, là dove si è diffusa in tutto il mondo grazie a San Francesco la tradizione del Presepe: nell’incontrare i giovani e le persone presenti nel Santuario, il Pontefice ha fatto una piccola catechesi sul tempo di Natale, invitando a riscoprire Gesù nei piccoli e negli umili.

Anticipando i temi dell’Epifania, il Vescovo di Roma ha chiesto a Dio la grazia di vedere la Stella che ci porta a Gesù: con questa preghiera molto semplice, Francesco, ha indicato la Stella dei Re Magi come una icona che rappresenta la vocazione di ciascuno, per la quale – ha aggiunto – occorre saper fare anche delle scelte importanti.

Il cielo è pieno di stelle“, ha detto ai giovani presenti nel santuario francescano di Greccio, ma, in mezzo a tante stelle i Re Magi ne hanno vista “una speciale, una Stella che li muoveva a lasciare tante cose e a incominciare un cammino“. I Re Magi non sapevano dove li avrebbe portati quel cammino che indicava la stella, eppure la hanno seguita, con fede, e anche con sacrificio, visto che nel partire per la missione hanno lasciato alle loro spalle le proprie famiglie, senza sapere se o quando sarebbero tornati.

Quanto successe ai Re Magi, succede ad ognuno di noi: anche noi “nella nostra vita – ha commentato Bergoglio – troviamo qualche stella speciale che ci chiama a fare qualcosa di più, qualcosa di buono, a intraprendere un cammino, anche a prendere una decisione“. Siamo invitati ad assumerci la responsabilità della chiamata e a saper andare anche, se necessario, controcorrente, anche se questo comporta sacrificio. L’Epifania del Signore ci indica che “dobbiamo chiedere la grazia di scoprire la Stella che Dio oggi vuol farmi vedere, perché quella Stella mi condurrà a Gesù“.

Il presepe però ci svela un secondo elemento importante: al loro arrivo i Re Magi trovarono un bambino. Dio ci stupisce sempre: al posto di mostrarci la Sua grandezza, si presenta nella piccolezza, nell’umiltà.  Ci fa riflettere “la piccolezza di Dio – ha detto il Santo Padre – Dio si è abbassato, si è annientato per essere uno come noi, per camminare davanti a noi“. Questa piccolezza, questa mitezza di un bambino, è “l’umiltà di Dio che va contro l’orgoglio, la sufficienza, la superbia” e ci insegna che, nell’intraprendere il nostro cammino verso la Stella dobbiamo essere docili allo Spirito, capaci di coglierne i segni, che sono nelle piccole cose.

Francesco ha dunque concluso la propria catechesi invitando i giovani a porsi la seguente domanda: “La mia vita è una vita mite, umile, che non ‘spuzza’ sotto al naso, che non è orgogliosa?“.

Fonte: papafrancesco.net

LEAVE A REPLY

quattordici − dodici =